Seconda prova 2026 - Traduzione e svolgimento

Il valore educativo e terapeutico della musica (Quintiliano)

Il brano proposto è tratto dal I Libro dell'Institutio oratoria di Quintiliano, opera che rappresenta una delle più mature riflessioni pedagogiche dell'antichità. In questo passo l'autore affronta il tema della musica come fondamento della formazione del perfetto oratore.

PRIMA PARTE: traduzione di un testo in lingua latina 

PRE-TESTO

Atqui claros nomine sapientiae viros nemo dubitaverit studiosos musices fuisse, cum Pythagoras atque eum secuti acceptam sine dubio antiquitus opinionem vulgaverint mundum ipsum ratione esse compositum, quam postea sit lyra imitata, nec illa modo contenti dissimilium concordia, quam vocant ρμονίαν sonum quoque his motibus dederint. 

Eppure, non vi è dubbio che uomini illustri per sapienza furono appassionati di musica: tant'è vero che Pitagora e i suoi seguaci divulgarono l'opinione, certamente loro tràdita da filosofi precedenti, che il mondo ha la stessa struttura che poi la lira avrebbe imitato; e non contenti di quella "concordia di dissonanze", da loro detta harmonìa, attribuirono a questi movimenti anche il suono.

TESTO

Nam Plato cum in aliis quibusdam tum praecipue in Timaeo ne intellegi quidem nisi ab iis, qui hanc quoque partem disciplinae diligenter perceperint, potest. De philosophis loquor, quorum fons ipse Socrates iam senex institui lyra non erubescebat: duces maximos et fidibus et tibiis cecinisse traditum, exercitus Lacedaemoniorum musicis accensos modis. Quid autem aliud in nostris legionibus cornua ac tubae faciunt? Quorum concentus quanto est vehementior, tantum Romana in bellis gloria ceteris praestat. Non igitur frustra Plato civili viro, quem πολιτικόν vocat, necessariam musicen credidit. Et eius sectae, quae aliis severissima, aliis asperrima videtur, principes in hac fuere sententia, ut existimarent sapientium aliquos nonnullam operam his studiis accommodaturos et Lycurgus, durissimarum Lacedaemoniis legum auctor, musices disciplinam probavit. Atque eam natura ipsa videtur ad tolerandos facilius labores velut muneri nobis dedisse, si quidem et remigem cantus hortatur;  

POST-TESTO

nec solum in iis operibus, in quibus plurium conatus praeeunte aliqua iucunda voce conspirat, sed etiam singulorum fatigatio quamlibet se rudi modulatione solatur.

e non solamente là dove lo sforzo viene compiuto ritmicamente con una lieta canzone intonata da qualcuno, ma anche nel lavoro compiuto da soli, qualsiasi motivo, anche se popolare, suole alleviare la fatica.

 Edizione a cura di R. Faranda e P. Pecchiura, Torino, UTET, 2^, 1979.

SVOLGIMENTO PRIMA PARTE

Infatti Platone, sia in qualche altra sua opera, sia soprattutto nel Timeo, non può essere compreso se non da coloro che abbiano appreso scrupolosamente anche questa parte della dottrina (pitagorica). Mi riferisco ai filosofi, la cui stessa fonte, Socrate, ormai vecchio, non si vergognava di essere istruito nel suono della lira: è stato tramandato che i più grandi comandanti suonassero la cetra e la lira e che gli eserciti degli Spartan fossero infiammati dal ritmo della musica. D'altronde che cos'altro fanno i corni e le trombe nelle nostre legioni? Quanto più è impetuoso il loro suono, tanto più la gloria romana nelle guerre supera quella degli altri. Perciò Platone non ha considerato invano la musica necessaria all'uomo politico, che egli chiama politikòs. E i massimi esponenti di quella scuola filosofica, che ad alcuni sembra molto rigorosa, ad altri molto dura, furono dell'opinione di decidere che alcuni saggi avrebbero dedicato una certa attenzione a quegli studi, e Licurgo, autore per gli Spartani di leggi severissime, approvò l'insegnamento della musica. La natura stessa sembra che ce l'abbia data come in dono per affrontare più facilmente le fatiche, se davvero il canto incoraggia anche il rematore;

SECONDA PARTE: tre quesiti, a risposta aperta, relativi alla comprensione e interpretazione del brano, all’analisi linguistica, stilistica ed eventualmente retorica, all’approfondimento e alla riflessione personale. Il limite massimo di estensione è di 10-12 righe di foglio protocollo. Il candidato può altresì rispondere con uno scritto unitario, autonomamente organizzato nella forma del commento al testo, purché siano contenute al suo interno le risposte ai quesiti richiesti, non superando le 30-36 righe di foglio protocollo.

1) Comprensione/interpretazione

Si illustri il contenuto del brano, mettendo in luce la tesi sostenuta dall'autore circa il valore della musica e illustrando gli argomenti e gli esempi attraverso i quali esso viene dimostrato.

2) Analisi linguistica e/o stilistica

Si analizzino le scelte lessicali e sintattiche operate dall’autore, soffermandosi sul campo semantico della musica e della vita civile, sul lessico filosofico e tecnico impiegato.   

3) Approfondimento e riflessioni personali

A partire dal brano proposto e alla luce del proprio percorso di letture e di esperienze personali, si rifletta sul ruolo della musica nella società antica ed in quella contemporanea.   

SVOLGIMENTO SECONDA PARTE

1) Quintiliano ritiene che la musica sia parte integrante e necessaria dell’educazione e che sia anche una componente importante della vita umana in generale. A sostegno della sua tesi cita l’opinione di filosofi come Platone e i pitagorici, ma anche esempi tratti dall’ambito militare, storico o pratico per dimostrare la centralità della musica anche in questi contesti. La presenza della musica favorisce l’azione ordinata e potente degli eserciti, ed è persino responsabile, secondo Quintiliano, della superiorità romana sui campi di battaglia; anche la fatica di un lavoro spossante come quello del rematore viene d’altronde alleviata dall’accompagnamento musicale. Lo studio di questa disciplina è necessario, secondo Platone, ai politici, e il severissimo Licurgo l’ha inserita nella propria legislazione. Per accostarsi all’apprendimento della musica, che è un dono della natura stessa, non c’è un limite d’età: Socrate, il maestro di tutti i filosofi, non si è vergognato, infatti, di imparare da vecchio a suonare la lira. 

2) La struttura sintattica è formata da frasi articolate ma non lunghe come quelle di Cicerone, modello di Quintiliano, perché l’obiettivo primario dell’Institutio oratoria è esporre un insegnamento in maniera chiara. L’uso dell’interrogativa retorica Quid…faciunt? vivacizza l’andamento del discorso e coinvolge il lettore-discepolo nel ragionamento. Dato l’argomento, il lessico è ricco di termini tecnici relativi soprattutto ai nomi dei diversi strumenti citati (lyra, fides, tibiae, cornu, tuba) e più in generale al campo semantico della musica (cano, musicus modus, concentus, cantus). Il legame riconosciuto da Platone, dai pitagorici e da Licurgo tra musica, filosofia e vita civile permette a Quintiliano di usare anche alcuni vocaboli appartenenti a questi campi semantici (philosophus, disciplina, secta, sapiens, studium, civilis vir, lex), tra i quali spicca il greco politikòn. Forse proprio il fatto che le fonti letterarie menzionate siano per lo più greche ha portato Quintiliano a preferire la forma “alla greca” musice, -es rispetto a quella più comune musica, -ae.

3) È difficile per noi farci un’idea del ruolo della musica antica, perché è in gran parte perduta, ma la sua presenza in ogni aspetto della vita doveva essere molto importante. La poesia greca nasce come canto, sia nella forma epica, sia nella lirica e poi nelle parti corali delle tragedie e delle commedie. Ogni rito religioso è accompagnato dal suono di strumenti e anche attività come lo sport e la guerra (citata da Quintiliano) avvengono con un sottofondo musicale. A Roma si perde in parte il legame tra poesia e musica, ma quest’ultima rimane comunque fondamentale nelle cerimonie pubbliche e private. Nella società contemporanea la musica è ugualmente imprescindibile: la poesia-canto si è evoluta nella canzone d’autore o, a livello più colto, nella musica lirica; le riunioni religiose e pubbliche sono tuttora accompagnate dal suono di canti, orchestre e bande: basti pensare all’importanza, anche identitaria, che hanno gli inni nazionali in occasioni sportive come le Olimpiadi o i Mondiali di calcio. Lo studio della musica a livello filosofico e tecnico, come lo intende Quintiliano, è oggi relegato agli esperti e nessuno penserebbe di proporlo ai politici, perché forse si è perso il concetto di accordo armonico degli elementi (cosmici, ma anche sociali) che sta dietro alla visione platonica e pitagorica di quest’arte. La musica è comunque ancora presente nella vita quotidiana di ognuno di noi, anche quando non ce ne rendiamo conto.  

[Traduzione e svolgimento a cura di Anna Però]